Ogni cameretta della nostra sezione era composta da 6 posti branda che potevano essere tutti impegnati oppure uno libero, la disposizione era quella mostrata dal disegno qui sotto e quando non c'era nessuno ad occupare un posto, questo veniva definito "il letto del morto". Questo fattore era veramente importante in quanto "il morto" non puliva mai, ma costituiva un aggravio in più per chi occupava la cameretta nelle pulizie quotidiane del mattino.
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La cameretta era composta dai personaggi seguenti:
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CAMERETTA
14 OVVERO….“ERAN IN 4, ERANO GIOVANI E FORTI, E…..DIVENTARONO
SOTTOTENENTI…!!”
( TRATTO DAL LIBRO: “I PIU’ BEI RICORDI DEI QUATTRO MINCHIONAZZI COMBATTENTI!”)
Erano
in 4, erano giovani e forti, e diventarono sottotenenti……..!!!!!! Tutto ebbe
inizio il giorno 2 del mese di ottobre 2000,ore 20,45 : un treno battente
bandiera terroniense avrebbe portato il sottoscritto
nel giro di poche ore, da Palermo alla mitica capitale. Mille pensieri lo
distraevano dal sonno, perché quello non era il regalo di laurea dei suoi
genitori, ovvero un viaggio di
piacere alle Haway, a fare surf, e nemmeno ad un collage inglese zeppo di
fighette londinesi pronte a conoscere un MASCOLO SICULO!!!!!!!. Consapevole di
ciò che sarebbe stato di lui nel giro di poche ore (ma forse non
completamente…) arrivava a Roma alle 09,46 del giorno dopo. Subito il
metrò, direzione Laurentina, e poi un autobus (l’ abominevole 761), e
finalmente la fatidica meta: VILLAGGIO RESIDANCE
CECCHIGNOLA, HOTEL GENIO. Ore 11,18 , ultima telefonata, ultimo respiro di etere
civile e poi via dentro il parlatorio, assieme ad altri quattro MINCHIONAZZI
COMBATTENTI………………..: “CHE
C………AZZO FATE VI SEMBRA QUESTA L’ORA DI ARRIVARE…….LE
SIGNORINE……. SI SONO VENUTE A PRENDERE IL CAFFE’……….LEIIIIIIIIIIIIII………!!!!!!!!!
Erano le 12,55 , di una tiepida mattinata autunnale, quando i cinque minchionazzi tramortiti dalle grida, ormai fossili viventi, accompagnati da un leone inferocito pronto ad azzannare, si apprestavano ad entrare in un edificio dall’apparente età di 39 anni e che non somigliava proprio ad un hotel (in realtà reduce di tanti tentativi di evasione peraltro falliti, rappresentò un lager nella seconda guerra mondiale!!!!!!!). Su per una rampa di scale con lo sguardo fisso nel vuoto, attraversato un lunghissimo corridoio nel secondo piano, entravano in una delle tante stanze: all’ingresso in una targhetta si leggeva : “14”. All’improvviso sei brande con rispettivi sei materassi apparentemente comodi; sei comodini e sei armadietti , tutto con una disposizione simmetrica perfetta fino all’inverosimile, fino a far diventare triangoli figure geometriche imperfette ! Subito il primo degli agnellini, un ragazzetto simpatico, dall’apparente età di cinquanta anni, per quella chioma brizzolata che portava ‘ncoppa a’ capa, appoggiava le valigie sul posto branda n° 62: “……….E MO’ CHI SFACCIMMO…!!!!!!!!!.” Capimmo immediatamente che l’AUC FRANCESCO PORTOGHESE apparteneva al genere “ napoletanus maradoniensis bassolinum” specie “mariolus accattativillum ue’ paesà” sottospecie “cuput muffa”, molto comune in tutto il meridione, e non solo!! In realtà di li a poco quel cinquantenne misterioso dal fascino dell’uomo maturo brizzolato, sarebbe diventato per gli occupanti della cella 14, il più simpatico dei napoletani della terra. Egli era il prediletto……………… del Sten Cecchin; disponibile al dialogo (…eppure troppo…!!) , di rarissima gentilezza, sincerità, spontaneità, e spirito…………. di corpo : era solito infatti visitare i cessi almeno 10 volte al giorno…..ad intervalli di 2 ore, 47 minuti primi e 36 secondi, con una tale sincronia da far fallire una fabbrica di orologi svizzeri: .. “RAGAZZI NON POTETE IMMAGINARE CHE SOLLIEVO, CHE LIBERAZIONE…..!!!!!!!!” Lo seguiva dietro, nel posto branda numero 67, un ragazzetto in blue jeans molto sbiaditi e pullover grigio, non tanto alto e nemmeno tanto snello, insomma un falso magro dalla chioma biondo platino e dall’accento marcatamente nordico: “……OH MIA BELLA MADUNINA, MA DOVE SIAMO CAPITATI..” Scoprimmo solo dopo tre giorni che l’AUC VITTORIO ANTIGNANI detto “Vitto!, era un fisico da 110 e lode, napoletano da più generazioni ma nobile milanese di adozione. Inquadratore trombato nonostante quel profondo senso del dovere e della disciplina militare con cui si era contraddistinto, si mostrò sempre impeccabile, gentile, fiero della cameretta 14 fino all’esasperazione…….: “RAGA ,NON DIMENTICHERO’ MAI QUESTA CAMERETTA………..RAGA SONO FIERO DI STARE NELLA 14, PERCHE’ MENTRE TUTTI GLI ALTRI DORMONO, NOI FACCIAMO CASINO DOPO IL CONTRAPPELLO …….RAGA MI MANCHERETE……. …..!!!!” Nel contempo la branda numero 68, veniva occupata da un bambolotto piuttosto timido, dagli occhi azzurri come il cielo della sua Faenza, dalla corporatura esile e sguardo languido che diceva di chiamarsi AUC MAURISSIO MELANDRI. Già, non si tratta di errore di stampa, bensì di un marcato difetto di pronuncia (era solito mangiare tutte le zeta nei sue rarissimi interventi) che il bel giovanotto romagnolo, riuscì col tempo ad appianare, frequentando gli amici terroni. Nei cinque durissimi mesi di corso, egli dormì complessivamente per tre mesi. Il riservatissimo ghiro, eternamente innamorato di una sua concittadina (amore mai corrisposto!) , della quale non riuscimmo a conoscere nemmeno le generalità anche sotto tortura, , impersonò col tempo la parte di un eccellente AUC: massima formalità, massimo impegno per tutte le attività addestrative (nessuna esclusa!); gentilissimo, disponibilissimo nel sostituirsi sistematicamente ad ogni turno di piantone e nell’aiutare il responsabile pulizie della 14, a spolverare ogni angolino più nascosto della cameretta. Nel contempo un burbero moro, alto e dall’aspetto di cane bastonato appoggiava nella branda n° 71, uno zaino alpino derubato alla precedente caserma, e chiara testimonianza di una passata ma non tanto remota vita militare. Diceva di chiamarsi AUC ROCCO OSTUNI e di venire da POTTENNZZA ma in realtà lo avevamo scambiato per uno jugoslavo scampato alla guerra dei vicini balcani. Una volta uscito quel leone inferocito che ci aveva scortati, subito Rocco rompendo quel silenzio surreale che accompagnava la nostra sistemazione, esclamò: “VERAMENT?………….VERAMENT NOI DOBBIAM STAR QUA DENTR …..?” E per tutto il tempo di permanenza nella cella, quella frase risuonò nelle orecchie dei cinque minchionazzi ogni giorno, ogni attimo. Infine, accompagnato da una musichetta di cellulare che pareva introdurre i claun in uno spettacolo circense, era solito esclamare : “……PRONT….?….UHE MERY..CHE FAI….VERAMENT……..?..” Mary era la sua dolce metà, con la quale l’orso potentino stabiliva un contatto telefonico ogni 3 minuti e 27 secondi, all’infuori dell’orario addestrativo!!
Questa era la mitica
cameretta 14!!!!
AUC ANTONINO BARBERA
(“IL MARESCIALLO”)
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