La formalità è una forma di rispetto e di obbedienza nei confronti degli altri ed in particolare di chi è più anziano o ha più esperienza di noi. Oltre a questo, solo un gruppo disciplinato può operare come una sola forza. L’Allievo Ufficiale deve dar l’esempio sia dentro che fuori dalla caserma comportandosi in modo corretto e formale.

“L’Allievo ufficiale è la massima espressione della formalità!”.

Queste parole mi risuonano con forza nella mente, e del resto come dimenticare l’allievo Ufficiale Inquadratore Alberti che con voce altisonante e gesti imperiosi si proiettava con immense falcate nelle camerette, facendoci schizzare l’adrenalina nel sangue oltre che sull’attenti:

-         “Barbeeeeeeeeeraaaaaaaaaa!!!!!!!!
-         “Comandi!”.
-         “Lei è uno scandalo!!!!!!

Come dimenticare durante l’inquadramento tutti quei momenti in cui, con gli occhi fuori dalla testa, i nervi ed i muscoli tesi, si faceva addestramento formale cercando con la massima concentrazione di imparare tutto nel minor tempo possibile:

“Allievi AA-ttenti, avanti march – Taccheggiare!! Dietro-frunt! Attenti a-dest! Fissi! Passooo!-Passoo!-PAAAs! Giù quel tacco!-Segnare il passooo! Su quelle ginocchia! Allievi Alt! Avanti march! Allievi alt! Di corsa march! Intonare! Fuori la voce!!! “Il Ruggito sento già…”

Ma noi siamo uomini e non macchine, così nonostante lo sforzo di ricondizionarsi, non è sempre possibile avere il cervello “sempre acceso” od essere sempre “presenti a se stessi”. L’imprevisto, oltre che nell’aspetto istintivo e primordiale, trova altri modi di esprimersi facendosi beffe della formalità in modo a volte veramente spassoso.

Distrazioni, perdite di concentrazione, momenti di “Sminch…”, di stanchezza e tutti quegli “errori di sbaglio” che il nostro cervello, a dispetto della nostra volontà, si concede. Indimenticabili in questo senso:

-         Barbera che si gratta il culo presentando la forza o che fa l’attenti sulla sedia.

-         Il gemito di Iaria nelle flessioni o la sua maglietta utilizzata come fazzoletto da naso.

-         Gli allarmi “Gas-Gas-Gas” durante le adunate pomeridiane.

-         Il saluto alla borraccia di Nardelli.

-         Gli stratagemmi di Ghelli per nascondere le doppie lenzuola fuori dalla finestra.

-         Il contrappello della cameretta 12.

-         Il sonnambulismo di Cipriano (Tabun, Sarin, Soman).

-         Il COMAAANDI di Costa.

  E tutte quelle piccole debolezze che ci hanno fatto sorridere durante questi mesi di corso.

So che mi mancherete. Mi auguro che tutti noi sapremo stare sull’attenti quando necessario, ma ora, come disse il grande Shultz: “Al mio riposo tutti su… A SCACCHIERA!”.

Con affetto, AUC Maurizio Melandri

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